“Le parole diventano slogan e se non le adotti sei un traditore. Ma io utilizzo il mio vocabolario. La parola ‘sionista’ è diventata una parola esecrabile, coincide con il peggio dell’espansionismo. Per me il sionismo è semplicemente dire che Israele ha quello Stato”. Così Erri De Luca, nel corso del dialogo con Maurizio Molinari all’apertura della 19esima edizione del festival della cultura ebraica iniziato stasera a Roma.
Poi, commentando gli insulti e le critiche via social arrivatigli per le sue recenti dichiarazioni in merito al conflitto israelo-palestinese, osserva: “Da dietro uno schermetto uno spedisce i suoi post, e poi rimane dove è. Cosa c’è meno social di questo? Il fatto è che quando vedi la tua invettiva pubblicata hai una gratificazione enorme. Più è forte, più è insolente più c’è soddisfazione. Per me questo è la spia di un malanimo, di sentimenti di varia disumanità”.
“L’odio nuoce gravemente a chi lo prova, chi è odiato non se ne accorge proprio – aggiunge De Luca – Non do troppa importanza a questa discarica sentimentale di malumori e sentimenti. Ho detto a quelli che curano i miei social di non fare mettere i commenti sotto i miei post, né a favore né contro”.
