Una ragazza di 15 anni è morta ieri sera dopo una cena in un locale a Castelfusano con gli amici. La ragazza, Sofia Di Vico, avrebbe iniziato a sentirsi male e nonostante l’intervento dei soccorritori e il trasporto all’ospedale Grassi di Ostia per la giovane non c’è stato nulla da fare.
La Procura ha avviato un fascicolo per omicidio colposo e verrà effettuata l’autopsia per chiarire le cause della morte. La ragazza, a quanto si apprende, aveva delle intolleranze alimentari. Ma tra le ipotesi non si esclude che ad esserle fatale possa essere stata una vera e propria allergia anche se non si esludono al momento altre cause non legate al cibo. Le indagini sono state delegate alla polizia.
Sofia Di Vico giocava nella squadra di basket della Unio Maddaloni (Caserta). Figlia di un noto commercialista della città di Maddaloni, la giovane si trovava sul litorale laziale con la sua squadra – l’under 15 di Maddaloni soprannominata “Le Monelle”- per disputare il torneo di pallacanestro, il “Mare di Roma Trophy in Pink”. Evento che è stato annullato dopo la tragica notizia.
“In un momento così drammatico, riteniamo doveroso fermarci, nel rispetto del dolore della famiglia, delle compagne di squadra e di tutte le persone coinvolte. Sicuri della vostra comprensione, comunichiamo che per questa edizione il Mare di Roma Trophy si ferma qui. Non esistono parole adeguate per descrivere una perdita così grande e ingiusta. Tutta l’organizzazione, le squadre partecipanti e lo staff si stringono con commozione attorno alla famiglia della giovane atleta e alla sua società, esprimendo le più sentite e sincere condoglianze”, scrive in un post sui social la società organizzatrice dell’evento, Alfa Omega.
Anche il sindaco di Maddaloni, Andrea De Filippo, ha scritto su Facebook un post di cordoglio: “Un lutto che avverto in modo particolarmente intenso anche per i sentimenti di stima e di affetto che da sempre mi legano alla sua famiglia. È un giorno di profonda tristezza per tutti noi. Ai genitori, Fabio e Antonella, e a tutti i familiari rivolgo le mie più sentite condoglianze e la più sincera vicinanza, a nome mio personale e dell’intera comunità. Alla piccola Sofia va il nostro pensiero più dolce e le nostre preghiere”.
Non è l’unico post di cordoglio sui social. Anche la Fip – Federazione Italiana Pallacanestro, Comitato Regionale Campania – ha deciso di annullare il Trofeo delle Province, in programma nelle giornate di oggi, venerdì 3, e di domani, sabato 4 aprile. “Una tragedia immensa, un dolore troppo grande e difficile da accettare, che colpisce l’intero movimento cestistico campano. Il Presidente Antonio Caliendo, il Consiglio Direttivo e l’intera struttura di FIP Campania si stringono attorno alla famiglia della giovane in questo momento così drammatico e alla società Uniobasket Maddaloni, anch’essa colpita da questa enorme tragedia. Il dolore di questa famiglia, delle compagne di squadra, di questa società, è il dolore di tutti noi”, si legge nel post della Federazione sui suoi canali social.
L’esperto: allergia? Solo l’adrenalina può salvare
Sull’ipotesi di morte per cause alimentari “è fondamentale fare una distinzione netta, quasi chimica, tra intolleranza e allergia“, spiega Vincenzo Patella, presidente della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic). Per quanto riguarda il latte “l’intolleranza riguarda gli zuccheri (lattosio) e non è mai fatale; l’allergia, invece, coinvolge le proteine e può scatenare reazioni violente e immediate come lo shock anafilattico. In questi casi, l’adrenalina auto-iniettabile è l’unico strumento che può fare la differenza tra la vita e la morte“, precisa l’esperto.
L’allergia è una condizione seria che spesso si acquisisce durante l’infanzia, ricorda Patella. Se persiste in età adolescenziale o adulta, indica una sensibilità estrema. “L’intolleranza causa malessere generale, dolore addominale o vomito, ma non esiti infausti. L’allergia scatena l’anafilassi, un collasso dell’apparato cardiovascolare che impedisce al sangue di raggiungere organi vitali come cuore e cervello“, sottolinea lo specialista. Tra le proteine del latte – caseina, alfa-lattoalbumina e la beta-lattoglobulina – la caseina è la più insidiosa perché è “termostabile e gastrostabile. Non si denatura con la bollitura a 100°C e resiste ai succhi gastrici, mantenendo intatto il suo potere allergizzante anche dopo la cottura. In soggetti altamente sensibilizzati, lo shock può essere scatenato persino dall’inalazione di vapori sprigionati durante la bollitura del latte”, evidenzia Patella.
Nelle vicende che coinvolgono la ristorazione, il pericolo principale è rappresentato dalla contaminazione o dall’ingrediente non dichiarato. “Sia che si tratti di formaggio grattugiato nella pasta, di latte nelle polpette o di proteine residue in cibi cotti, il cosiddetto ‘cibo nascosto’ resta la minaccia maggiore. A differenza delle allergie vegetali, per il latte le reazioni crociate sono meno frequenti, rendendo la contaminazione diretta la pista più probabile”, dice il presidente Siaaic. In Italia si registrano mediamente tra i 40 e i 60 decessi accertati all’anno per shock anafilattico. “Ma il numero potrebbe essere superiore a causa di morti improvvise non correttamente notificate”, specifica Patella. Ciò che un paziente allergico deve sempre portare con sé, secondo l’allergologo, è l’adrenalina auto-iniettabile: “Deve essere sempre con il paziente”, raccomanda. “E’ un farmaco di autosomministrazione che permette di guadagnare il tempo necessario per raggiungere il pronto soccorso”.
Anche i ristoratori possono fare la loro parte. “Pur non avendo l’obbligo di detenere adrenalina, i ristoratori devono essere formati. La Siaaic mette a disposizione corsi e podcast su Siaaic Channel per aggiornare il personale del settore sulla gestione del rischio allergeni”, conclude Patella .
