Pochi leader hanno fatto della critica, spesso dell’insulto personale, uno strumento politico quanto Donald Trump. Dalla campagna elettorale del 2016 fino al suo ritorno alla Casa Bianca, il presidente statunitense ha spesso sostituito il linguaggio tradizionalmente felpato della diplomazia con soprannomi offensivi, attacchi diretti e commenti sprezzanti rivolti a capi di Stato, primi ministri. Anche i pontefici non sono stati risparmiati. Una strategia che ha alimentato in questi anni tensioni diplomatiche ma che, secondo i suoi sostenitori, fa parte di una forma di comunicazione diretta e senza filtri.
Meloni, solo l’ultima leader nel mirino
L’ultimo scontro, in ordine cronologico, è quello con la premier, Giorgia Meloni. “Mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena”, ha dichiarato Trump, riferendosi all’incontro avuto con la presidente del Consiglio a margine del G7 di Evian. Parole che hanno provocato una durissima reazione della premier italiana (VIDEO).
“Le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate. Sono francamente allibita”, ha replicato a stretto giro in un video pubblicato sui social. Tensioni che hanno ricordato quanto avvenuto lo scorso 14 aprile, quando il capo della Casa Bianca aveva definito “inaccettabile” Meloni per aver preso le difese di Papa Leone XIV dopo un duro attacco verbale del presidente americano. A Washington, inoltre, non era passata inosservata la decisione del governo italiano di non autorizzare l’utilizzo della base di Sigonella per le operazioni militari in Iran. “Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”, disse Trump.
Da Macron (e Brigitte) a Starmer, gli attacchi precedenti
L’episodio rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una lunga storia di attacchi personali rivolti dal tycoon a leader stranieri. Al suo stesso tavolo al G7 in Francia sedevano diversi leader che, come Meloni, in passato sono stati bersaglio delle sue invettive: dal presidente francese, Emmanuel Macron, al cancelliere tedesco, Friedrich Merz.
Il capo dell’Eliseo per anni è stato uno dei ‘bersagli’ preferiti di Trump. Dopo una fase iniziale di apparente sintonia, il rapporto si è trasformato in una successione di frecciate pubbliche, dalle critiche sulla Nato alle ironie sulla sua vita privata. Neanche Brigitte è stata risparmiata. “Lo tratta molto male”, aveva detto della premier dame, riferendosi a una presunta lite che i due avevano avuto in favore di telecamere durante una missione in Vietnam. “Volutamente o meno, Emmanuel sbaglia sempre”, aveva aggiunto Trump, dopo che Macron aveva giustificato la partenza improvvisa del presidente americano dal G7 in Canada sostenendo che fosse per negoziare il cessate il fuoco tra Israele e Iran in quei giorni in guerra.
Gli stessi leader canadesi non sono stati risparmiati dagli insulti. Già durante il G7 del 2018 Trump definì l’allora primo ministro, Justin Trudeau, “disonesto” e “debole” dopo uno scontro sui dazi. Il successore di Trudeau, Mark Carney, è stato bollato in più occasioni dal capo della Casa Bianca come un semplice “governatore”, una provocazione che alludeva al Canada come 51esimo Stato americano.
Anche il cancelliere Merz è finito nel mirino del tycoon. Dopo le sue critiche alla strategia americana nella guerra con l’Iran, Trump lo aveva attaccato pubblicamente: “Non sa quello che dice”. Prima di lui Angela Merkel era stata ripetutamente accusata dal presidente di aver commesso un “errore catastrofico” con la gestione dei flussi migratori e di approfittare della protezione militare statunitense.
Non sono mancati poi gli attacchi contro il Regno Unito. Lo scorso 3 marzo, pochi giorni dopo l’inizio dei raid contro la Repubblica islamica, il capo della Casa Bianca si scagliò contro il primo ministro britannico, Keir Starmer, per il rifiuto iniziale a concedere l’utilizzo di basi militari britanniche nell’operazione militare. “Non sono contento del Regno Unito – disse Trump parlando ai giornalisti nello Studio Ovale – Ci sono voluti tre o quattro giorni per capire dove potevamo atterrare. Non abbiamo a che fare con Winston Churchill”.
Il caso Zelensky
Nessun leader straniero è stato però trattato da Trump in modo tanto duro quanto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, con cui invece adesso sembra in corso una ‘luna di miele’. Già il 19 febbraio 2025 il presidente americano lo aveva definito un “dittatore senza elezioni”, accusandolo di non voler indire consultazioni elettorali in tempo di guerra e avvertendolo che avrebbe dovuto “muoversi in fretta” se non voleva perdere il proprio Paese.
Pochi giorni dopo, il 28 febbraio, lo scontro esplose nello Studio Ovale davanti alle telecamere di tutto il mondo. Durante un incontro alla Casa Bianca, Trump e il vice presidente Jd Vance accusarono Zelensky di essere “irrispettoso” e di non mostrare sufficiente gratitudine per gli aiuti americani. Trump lo attaccò dicendogli: “Stai giocando con la Terza guerra mondiale” e “Non hai le carte in mano”. Lo scontro portò all’annullamento della conferenza stampa congiunta e alla fine anticipata della visita del leader ucraino.
Le critiche ai Papi
Uno dei capitoli più controversi riguarda però il rapporto con la Chiesa cattolica. Nel 2016 Papa Francesco criticò l’idea di costruire muri lungo il confine con il Messico, affermando che “chi pensa solo a costruire muri e non ponti non è cristiano”. Trump reagì, definendo quelle parole “vergognose” e accusando il pontefice di essere stato strumentalizzato. Dieci anni dopo, lo scontro si è ripetuto con Papa Leone XIV. Dopo alcune prese di posizione del pontefice sui conflitti internazionali e sulle politiche migratorie, Trump lo ha definito “debole sul crimine” e “terribile in politica estera”. Le critiche al Papa hanno provocato irritazione anche tra alcuni dei suoi tradizionali alleati conservatori europei e hanno contribuito alla frattura con Meloni.
